Tornare a crescere con la Bushnomics

“Ridurre il debito è un obiettivo meritorio, ma è sbagliato considerarlo lo scopo ultimo. Il vero scopo è la crescita”. Il ritorno nell’arena pubblica di George W. Bush passa per la sentenza che l’economista James Glassman, direttore esecutivo del George W. Bush Institute, ha scritto un anno fa presentando la “4 Percent Solution”. Il pensatoio economico dell’ex presidente ne ha tratto un libro, che sarà presentato oggi a Dallas, in cui cinque premi Nobel tratteggiano l’impalcatura economico-politica che potrebbe riportare l’America a una crescita annuale del pil del 4 per cento.
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“Ridurre il debito è un obiettivo meritorio, ma è sbagliato considerarlo lo scopo ultimo. Il vero scopo è la crescita”. Il ritorno nell’arena pubblica di George W. Bush passa per la sentenza che l’economista James Glassman, direttore esecutivo del George W. Bush Institute, ha scritto un anno fa presentando la “4 Percent Solution”. Il pensatoio economico dell’ex presidente ne ha tratto un libro, che sarà presentato oggi a Dallas, in cui cinque premi Nobel tratteggiano l’impalcatura economico-politica che potrebbe riportare l’America a una crescita annuale del pil del 4 per cento. Con l’effetto di ridurre sensibilmente il deficit. Dal 1948 a oggi gli Stati Uniti sono cresciuti in media del 3,2 per cento, ora crescono attorno al 2 per cento e le previsioni dicono che nel 2017 il tasso sarà attorno al 2,4: ci vuole un bel coraggio a chiamarla crescita. Per questo la nuvola di consiglieri economici che circonda Bush ha elaborato una ricetta che non potrebbe essere più lontana dai dettami del moralismo merkeliano e dal depressivo rigorismo che ne discende. E si trova sulla sponda opposta rispetto alle keynesiane invocazioni di un massiccio intervento dello stato.
In “The 4 Percent Solution: Unleashing the Economic Growth America Needs” non si trovano certo denigrazioni affrettate della disciplina fiscale. La responsabilità dei conti non è sottovalutata nemmeno da un eroe della scuola di Chicago come Robert Lucas, ma la categoria dominante di questa proposta per un’uscita dalle sabbie mobili della depressione non è altro che la crescita. “Se è vero che le cause della crisi del 2008 saranno discusse dagli esperti per decenni – scrive l’ex presidente nella prefazione – possiamo tutti concordare sul fatto che i rischi eccessivi che si sono presi le istituzioni finanziarie, le scelte irresponsabili di chi ha ottenuto e concesso prestiti e le politiche che hanno drogato il mercato sono elementi che hanno giocato un ruolo importante”. Ma il problema, spiega Bush, non sono le cause, quanto la ricetta per ripartire, e gli economisti che ha assoldato per accompagnare il suo ritorno nella battaglia delle idee – dopo una biografia di successo, qualche sporadica apparizione pubblica e un endorsement a Mitt Romney fatto di quattro parole quattro – dicono che soltanto abbassando le tasse per le imprese, creando un ambiente favorevole al mercato e rilanciando i consumi si può aprire una terza via fra il moralismo dell’austerità e il ricorso al big government.